- Scarpa-cioccolato -
- Allora sente
che sia un uomo conosciuto però non sa proprio chi.
- Certo. È come
nei sogni, che a volte non si può vedere bene il viso oppure si dimentica
quando uno si sveglia. Inoltre nell’attico io non sono io, cioè, sono io, però
diversa. Ho i capelli più lunghi, sono più magra e ho le tette più grandi. E,
la cosa più importante, lì non ho il controllo di me stessa.
- Non ha il
controllo ciononostante dice di essere felice là.
- Certo
- Ricorda che ci
sia qualche oggetto che possa identificare come Suo?
- Mi lasci
pensare... Sul comodino c’è un taccuino. È mio. A volte scrivo quando lui non
c’è.
- Nient’altro?
- Ci sono degli
altoparlanti per poter ascoltare la musica dal cellulare
- Quindi, un
taccuino, il cellulare, gli altoparlanti... E di lui, cosa c’è?
- C’è un pettine.
Un pettine marrone. Non se ne va mai senza esserci pettinato. E c’è anche una
scatola di cioccolatini, che mi ha portato una delle prime volte però io gli ho
detto “sono intollerante al lattosio” e mi ha detto “certo, lo sapevo, però mi
ero dimenticato. Mi dispiace”. Pareva così triste, triste per avermi deluso.
Però io ho detto “sono ottimi per giocare a scarpa-cioccolato”. E mi ha guardato sorridendo
e capendo che infatti ero così pazza come temeva. Ed io ho cominciato a gettargli
cioccolatini con la suola della scarpa come se fosse una racchetta. Mentre lui si
avvicinava a me fino a far toccare le nostre pelli ed i nostri capelli ed le nostre labbra, fino a scordare i cioccolatini e tutto il resto.

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